a cura di Bugnion Spa
Un’organizzazione aziendale è sostenuta tipicamente da uno scheletro di processi, conoscenze e dati, complessivamente denominati informazioni aziendali, che sono in grado di definire l’identità aziendale e di determinarne valore, competitività e vantaggio economico nel mercato di appartenenza. Categorie di informazioni aziendali comprendono il know-how tecnico scientifico, le informazioni commerciali e strategiche e i processi organizzativi: a queste afferiscono tipologie di informazioni diverse e variegate, risultando in un asset multiforme.
Al fine di preservare identità, vantaggio e competitività dell’impresa, si rendono necessari per l’impresa un trattamento adeguato delle informazioni aziendali e una personalizzazione della tutela a seconda della tipologia di informazione che si intende proteggere.
A livello operativo e procedurale, le informazioni aziendali possono essere protette adottando strumenti soggetti a pubblicazione, immediata o differita nel tempo, quali brevetti, modelli di utilità o design, o, in modo opposto, adottando un regime di riservatezza, attraverso il segreto industriale.
Il segreto industriale rappresenta un istituto giuridico volto a preservare l’esclusività delle informazioni aziendali attraverso la riservatezza, ovvero tramite la non divulgazione del loro contenuto. La riservatezza può essere mantenuta all’interno dei confini aziendali o, in modo più stringente, all’interno di reparti o di gruppi ridotti di lavoro. Viceversa, la riservatezza può essere estesa anche esternamente all’organizzazione aziendale, in particolare a figure che sono in rapporto di collaborazione con l’azienda e con cui è stata concordata la sottoscrizione di accordi di riservatezza.
Il segreto industriale rappresenta, quindi, una risorsa a cui ricorrere per proteggere informazioni che l’impresa non può o non vuole attraverso gli strumenti soggetti a pubblicazione.
L’impossibilità può derivare dalla natura stessa delle informazioni che si intende proteggere: dati puri, schemi e metodi di business, informazioni commerciali, liste di fornitori o di contatti sono informazioni aziendali fondamentali, ma che, per la loro natura fortemente teorica e non strettamente applicabile industrialmente, sono escluse dalla brevettabilità. Per queste informazioni, di conseguenza, è necessario ricorrere ad uno strumento di tutela alternativo.
La non volontà può dipendere dal fatto che, a livello strategico, l’impresa non desideri o non trovi apparente vantaggio nella pubblicazione delle informazioni aziendali.
Ad esempio, nel caso di una informazione o soluzione tecnica brevettabile, il contenuto di una domanda di brevetto volta alla sua tutela sarebbe reso pubblico dopo 18 mesi dalla data di deposito. Inoltre, affinché il brevetto sia concedibile, la soluzione dovrebbe essere sufficientemente descritta per poter essere attuata all’esaurimento del diritto esclusivo. Il monopolio conferito dal brevetto per quella soluzione, quindi, comporta necessariamente la divulgazione della soluzione stessa, al fine di non arrestare il progresso tecnologico del settore.
Il segreto industriale, quindi, rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la protezione del patrimonio informativo aziendale, ponendosi come risorsa complementare o alternativa alla tutela tramite strumenti soggetti a pubblicazione.
Perché un’informazione possa essere considerata un asset tutelabile secondo il Codice della Proprietà Industriale non è, tuttavia, sufficiente la semplice intenzione di mantenerla riservata. Affinché una informazione sia tutelabile legalmente come segreto, la normativa stabilisce tre requisiti fondamentali che l’informazione deve soddisfare contemporaneamente:
In assenza di uno o più dei requisiti elencati, decade ogni possibilità di difesa legale dalla loro divulgazione non consensuale. Pertanto, qualora l’informazione sia di comunemente nota nel settore, qualora la sua segretezza non conferisca alcun valore o vantaggio competitivo rispetto alla sua divulgazione, qualora non vengano adottate misure tecniche e operative adeguate per mantenerne la segretezza, tale informazione non potrebbe essere tutelata legalmente come segreto aziendale.
Pertanto, mentre un brevetto scade dopo un ventennio, il segreto industriale ha una durata potenzialmente illimitata, a patto che non venga mai divulgato o reso accessibile al pubblico. La protezione offerta dal Codice della Proprietà Industriale si attiva nel momento in cui avviene una divulgazione abusiva, ma presuppone che l’azienda abbia preventivamente blindato i propri asset attraverso sicurezza informatica e fisica, governance contrattuale e circoscrizione della conoscenza a chi strettamente coinvolto nella gestione o implementazione dell’informazione.
Nonostante la sua potenza, il segreto industriale presenta alcune criticità che ne definiscono i principali limiti. La criticità principale risiede nel cosiddetto reverse engineering: se un competitor acquista legalmente un dispositivo e, attraverso analisi o smontaggio, riesce a replicarne il funzionamento, la legge considera tale attività lecita. Il segreto industriale protegge contro il furto e la slealtà, ma non contro l’intuizione indipendente di terzi.
Un altro punto di frizione riguarda la mobilità del personale. In settori ad alta specializzazione come quello biomedicale, è spesso complesso tracciare una linea netta tra il bagaglio di competenze professionali di un ricercatore e i segreti aziendali di cui è venuto a conoscenza. Infine, resta l’onere della prova: in caso di violazione, spetta all’azienda dimostrare non solo la sottrazione dell’informazione, ma anche l’adeguatezza delle misure di sicurezza adottate.
Il segreto industriale rappresenta quindi una scelta strategica fondamentale di gestione delle informazioni aziendali “sotto la superficie” di quanto visibile al pubblico. Si tratta di una scelta di responsabilità, la cui efficacia dipende in larga parte dalla capacità dell’organizzazione di garantirne la segretezza nel tempo.
Innovare è umano, tutelare è Bugnion