a cura di Lisa Preti, consulente in brevetti presso Bugnion Spa
Quando si parla di brevetti, si pensa subito a un’idea rivoluzionaria. Ma cosa rende un’idea meritevole di protezione legale? La risposta non è semplice, ma si trova nei tre requisiti fondamentali stabiliti dalla legge: novità, attività inventiva e industrialità. Ognuno di questi pilastri è cruciale e la loro assenza può compromettere l’intero processo di brevettazione.
Il primo e più intuitivo requisito è la novità. Un’invenzione è considerata nuova se non è già “compresa nello stato della tecnica”.
Ma cosa si intende per “stato della tecnica”? Lo stato della tecnica include tutto ciò che è stato reso accessibile al pubblico, in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo, prima della data di deposito della domanda di brevetto. Il requisito di novità è, infatti, un requisito “assoluto” e non legato al territorio in cui si presenta la domanda di brevetto. La divulgazione può avvenire tramite una pubblicazione scritta (su carta ma anche sul web), una divulgazione orale, un uso in pubblico, una vendita o qualsiasi altro mezzo che renda l’invenzione nota al pubblico.
Quindi un’invenzione dopo essere stata divulgata, tramite articoli o realizzazione e commercializzazione del prodotto inventato oppure tramite il deposito della domanda di tale brevetto, non è più brevettabile, né in Italia, né all’estero.
È fondamentale capire che anche un uso o una divulgazione accidentale da parte dell’inventore stesso, prima di aver depositato la domanda, può invalidare il requisito della novità.
Oltre a essere nuova, un’invenzione deve dimostrare un’attività inventiva. Questo requisito si valuta attraverso gli occhi di un “tecnico esperto” del settore.
In pratica, l’invenzione deve essere tale che non risulti in modo evidente dallo stato della tecnica per una persona con conoscenze e competenze nel campo specifico. Non deve essere una soluzione scontata a un problema tecnico, ma deve rappresentare un passo in avanti non prevedibile. Ad esempio, non è brevettabile l’applicazione di un’invenzione già nota ad un campo tecnico diverso, se l’adattamento a tale campo tecnico può essere facilmente realizzato da un esperto del settore.
Anche il requisito di attività inventiva è assoluto e non legato al territorio in cui viene presentata la domanda di brevetto.
Il terzo requisito per ottenere un brevetto è l’industrialità. Il Codice della Proprietà Industriale richiede che un’invenzione sia in grado di essere fabbricata o utilizzata in qualsiasi genere di industria, inclusa quella agricola. Questo requisito garantisce che le invenzioni non rimangano mere teorie astratte, ma abbiano una concreta applicazione pratica.
Oltre a questi tre requisiti fondamentali, la legislazione brevettuale richiede anche che l’invenzione sia “lecita” e che la domanda di brevetto sia sufficientemente descritta:
In definitiva, ottenere un brevetto non è solo un traguardo burocratico, ma il risultato di un delicato equilibrio tra creatività, tecnica e precisione legale. Comprendere e rispettare i requisiti di novità, attività inventiva e industrialità è il primo passo fondamentale per trasformare un’intuizione in un asset strategico protetto. Tuttavia, come abbiamo visto, anche l’idea più brillante rischia di svanire se non accompagnata da una divulgazione oculata e da una descrizione impeccabile.
In un mercato globale dove l’innovazione corre veloce, muoversi con consapevolezza tra queste regole non serve solo a tutelare il singolo inventore, ma alimenta quel circolo virtuoso di condivisione del sapere che è alla base del progresso scientifico e industriale.
Innovare è umano, tutelare è Bugnion