a cura di Lisa Preti, consulente in brevetti presso Bugnion Spa
Un’idea brillante, un’innovazione tecnologica che potrebbe cambiare il mercato, un segreto aziendale gelosamente custodito. Per ogni imprenditore, l’invenzione rappresenta il cuore del proprio vantaggio competitivo, un asset che deve essere protetto a ogni costo. Ma come si può salvaguardare un’idea senza che si disperda o venga copiata? La risposta a questa domanda, che ha accompagnato l’evoluzione del mondo industriale, risiede in uno strumento giuridico essenziale: il brevetto.
Il brevetto non è solo un titolo formale, ma l’incarnazione di un patto non scritto tra l’innovatore e la collettività. L’imprenditore, che per natura vorrebbe mantenere segreta la sua invenzione, si trova a operare in un contesto dove la collaborazione e la circolazione del sapere sono vitali. Se da un lato il segreto aziendale tutela l’interesse individuale, dall’altro rischia di far morire l’invenzione con il suo creatore, impedendone la diffusione e il perfezionamento. Per superare questa dicotomia, sono stati istituiti i brevetti per invenzione, disciplinati a partire dal lontano 1474 dallo Statuto di Venezia e oggi dal Codice della Proprietà Industriale. Questo sistema permette all’inventore di svelare la sua creazione in cambio di un diritto esclusivo di sfruttamento.
Il brevetto conferisce al suo titolare la facoltà di impedire a terzi di sfruttare l’invenzione, generando una sorta di monopolio che permette al titolare stesso di ricavare profitto in modo esclusivo.
I brevetti si suddividono in base alla natura dell’invenzione:
Questa distinzione è fondamentale per comprendere la vastità della protezione offerta dal brevetto, che può coprire non solo ciò che viene creato, ma anche il modo in cui viene creato.
In ogni caso, l’esclusività conferita dal brevetto è limitata nel tempo e nello spazio. I brevetti, infatti, hanno una durata massima di 20 anni dalla data di deposito della domanda di brevetto e il principio di territorialità stabilisce che la protezione di un brevetto concesso è valida solo entro i confini dello Stato nel quale il brevetto è stato richiesto.
I requisiti essenziali per la brevettabilità
Non tutte le idee o scoperte possono diventare un brevetto. Affinché un’invenzione sia brevettabile, deve possedere tre requisiti fondamentali:
La combinazione di questi tre elementi assicura che il brevetto sia concesso solo per invenzioni che rappresentano un reale e significativo progresso tecnologico.
La procedura di richiesta: un percorso strutturato
Il processo per ottenere un brevetto inizia con il deposito di una domanda di brevetto. La domanda di brevetto è costituita da una relazione tecnica che descrive l’invenzione e ne sottolinea i vantaggi rispetti alle soluzioni tecniche già note. La domanda deve essere presentata presso un ufficio compente che in Italia è l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) o presso una Camera di Commercio. Per essere valida, deve contenere una serie di elementi imprescindibili, tra cui:
Le fasi cruciali: segretezza, esame e durata
Una volta depositata, la domanda di brevetto entra in una fase di segretezza di almeno 18 mesi. Durante questo periodo, il richiedente ha la possibilità di valutare l’opportunità di proseguire o meno con la procedura. Questa segretezza offre un’ulteriore tutela strategica, permettendo all’inventore di decidere se l’investimento necessario per l’esame e la concessione vale la pena.
In un’economia dove l’innovazione è la moneta corrente, comprendere il funzionamento del brevetto è essenziale. Il brevetto rappresenta il ponte tra un’idea e il suo valore commerciale, un sistema che premia l’ingegno, incoraggia il progresso e, in ultima analisi, arricchisce l’intera società.
Innovare è umano, tutelare è Bugnion